lunedì 11 agosto 2014

Pensando a chi ti pensa senza sapere che tu sai che ti stanno pensando



 Perché tu, quella volta là, mi hai detto: strano sapere di essere nei pensieri di qualcuno.
Come se capitasse di rado questa cosa di esser pensati a nostra insaputa.
Ma no...
Per uno (te) che sa di essere nei miei pensieri, ci sono un bel po' di persone che non hanno mai saputo di esserci, ma che ricordo distintamente a distanza di anni.
Mi si sono appiccicate lì.

Come quel ragazzo giapponese che ho visto dal finestrino del mio treno in partenza a Porta Nuova tanti anni fa. Se ne stava seduto sulla panchina di marmo del binario 19, appoggiato al suo grande zaino e mi ha guardato mezzo secondo con gli occhi più a mandorla che avessi mai visto fino ad allora.
Oppure Jonathan. Ci giocai in un parco a Loano quando avrò avuto sì e no 6 anni. Ci divertimmo, poi la mamma lo chiamò (Jonathan) e lui mi salutò.
Mai più visto. Eppure mi è capitato addirittura di sognarlo una volta e ora sto parlando di lui e mi sto chiedendo se ci sia ancora da qualche parte, a distanza di quasi trent'anni.
Poi c'è la bambina del supermercato. Non c'ho manco parlato. Sarà stata un po' più piccola di me, forse dieci anni. Mi son scoperta a guardarla perché era di un bello particolare e lei invece l'ha presa un po' strana e da lontano m'ha fatto "Où" con la mano e io mi son messa a ridere perché non poteva capire che la guardavo per il bello che emanava e ho pensato che c'aveva ragione a farmi "Où". Ho smesso di guardarla, ma non di ricordarla.
Poi a Savona, nel 2001, ho visto l'attacchino di colore che attaccava un enorme manifesto proprio ai bordi di un ponte, talmente in bilico sulla scala che sarebbe bastato poco poco per farlo finire nel fiume giù di sotto. Non l'ho nemmeno visto in faccia, era di schiena e aveva un maglione rosso. Me lo ricordo come se l'avessi fotografato. Avessi avuto una macchina fotografica, ho pensato poi, sarebbe stato da fotografare sul serio.
Così, da quando sono arrivati i telefonini che fan le foto, se mi accorgo di sentire quel click interiore di una foto appena scattata nella testa, provo a scattarla per davvero (senza farmi sgamare).
Come il signore buono dello scompartimento sul treno Torino - Genova nel 2009.
Il mio era un viaggio senza ritorno, stavo così così e quindi non parlavo con nessuno. Lui era seduto di fronte a me, grande e grosso, con una pancia planetaria e un muso rincagnito che non trasmetteva proprio una frizzante gioia di vivere. Ma poi, strada facendo, ho scoperto che era buono, di un buono oltre il limite della bontà. Paziente e buono (viaggiava con la moglie). L'ho fotografato di sottecchi perché me lo volevo ricordare, lui e la sensazione di fiducia nella bontà umana che mi ha trasmesso nel giro di poche ore.
Potrei andare avanti tutta la notte a parlare di tutte quelle persone che ricordo e che suppongo non sappiano niente di me, ma è tardi e mi fermo qui. Tutto questo per dire due cose.
A te, che sicuramente, non sei solo nei miei pensieri, ma sarai nei pensieri di tantissime altre persone (tanto più che non puoi passare inosservato).
A me, che magari, da qualche parte del giappone, in questo preciso istante, c'è un uomo con gli occhi a mandorla che si ricorda di una tizia spettinata dietro il finestrino di un treno che l'ha fissato per mezzo secondo.

20 commenti:

  1. Magari in Giappone no, ma in mille altri posti e persone si.
    Una cosa che mi intriga tanto è ficcarmi, a volte, con elegante e discreto proposito, nelle foto che fanno ignari turisti, per immaginare di entrare nelle loro sperdute case di lontanissimi paesi sotto forma di istantanea o sbirciando dal monitor di un pc.. scorti a loro insaputa..

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    1. Già... E io sono una che vi nota e vi sorride dal di qua. Scandaglio ogni fotografia che faccio o che mi viene fatta per trovarvi e qualche volta vi vedo, consapevoli di esser lì. ;-)

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    2. Ps: che poi una volta mi è capitato di essere a casa di un amico nuovo, che mi fa guardare delle sue fotografie vecchie e sullo sfondo di una di quelle, in mezzo a tanta altra gente, c'ero io. Ci saremmo conosciuti solo 10 anni dopo.

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  2. I pensieri sono...casuali.
    Sono logiche conseguenze di eventi totalmente casuali. Vediamo un oggetto e, tramite una lunghissima serie di collegamenti mentali, della durata di pochi secondi, arriviamo a pensare una determinata persona che magari ci abbia colpito (senza aver impresso per forza il nostro ricordo in detta persona, che magari è realmente ignara di ciò). Un esempio di collegamento di pensieri lo aveva descritto molto bene il maestro Poe, ne "Il delitto della rue Morgue" in un passo che rimarrà sempre con me, perché rivedo molti dei miei collegamenti mentali nel suo metodo.
    Sarebbe bello sapere che qualcuno ci pensa, quando accade e come ci pensa, soprattutto alcune persone, che magari non si vedon da anni e di cui si sente la mancaza, chiedendosi se anche loro si ricordino di te o se ti abbiano cancellato dalla loro memoria (non che sia davvero possibile ma magari ti hanno archiviato in un angolo remoto dal quale è difficile uscire).

    Ogni giorno vedo centinaia di persone nuove e rivedo altrettante che conosco già. Alcune di esse mi colpiscono e rimarranno nella mia memoria fino alla fine dei tempi (di altre, invece, non ricorderò neppure di averle incontrate, mentre loro sembreranno conoscermi addirittura per nome XD )

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    1. Pensa un po' che storia se magari tu o io siamo inconsapevolmente nei nostri rispettivi ricordi per qualche motivo... Magari sei il tizio che mi ha raccolto la forchetta in quel caffé a Roma. Oppure sei quello che scherzava l'amica in treno e ha attaccato la sua molletta per capelli alla giacca del controllore mentre passava...

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    2. Sono entrambe cose che avrei potuto fare (o che potrei aver fatto e non ricordarmene).
      Anche se spesso sostengo di essere soltanto frutto dell'immaginazione collettiva...

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    3. E quindi è possibile ch'io t'abbia collettivamente immaginato :-)

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    4. O magari accadrà, presto o tardi...

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  3. .. sai quante volte penso che con un sacco di persone con le quali scambio e confido profonde sensazioni sul blog, rimane realmente possibile farci un viaggio gomito a gomito in treno senza neanche sospirarle?

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    1. Con tutti i treni che ho preso io nella vita puoi scommetterci che ci sarà capitato :-D

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  4. Che bel pensiero hai fatto. Mi chiedo spesso se c'è qualcuno che mi pensa, e mi fermo spesso a imprimere in testa alcuni momenti. Magari sì, in Giappone ha scritto pure lui su un blog e parla di te ;)

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  5. il vero problema è non essere nei pensieri di nessun altro....

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  6. Centrato in pieno il motivo per cui, probabilmente, mi sono presa una cotta per lui...

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    1. ti centro spesso, io, a te, pare.... ;-)

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    2. Le cose son due, o hai un'ottima mira, o io sono tremendamente scontata...

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    3. son tre, le cose: ho mira io. sei scontata tu. oppure semplicemente ci aggiriamo negli stessi paraggi ;-)

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    4. son tre, le cose: ho mira io. sei scontata tu. oppure semplicemente ci aggiriamo negli stessi paraggi ;-)

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